La garanzia legale di due anni: come funziona davvero

Su ogni prodotto comprato da un venditore professionale c’è una garanzia di due anni che non si paga, non si attiva e non va registrata da nessuna parte: esiste e basta. È la garanzia legale di conformità, e viene confusa così spesso con la garanzia del produttore che molti finiscono per rinunciarci senza saperlo.

Aggiornata il 31 agosto 2026

Risponde il negozio, non la fabbrica

Chi deve rispondere del difetto è il venditore da cui hai comprato. Non il produttore, non il centro assistenza, non il marchio stampato sulla scatola. È il punto che i negozi meno attrezzati provano più spesso a spostare — "si rivolga alla casa madre" — e sapere che la richiesta va fatta a chi ha incassato risolve buona parte dei casi.

Il riferimento è il Codice del Consumo, che vale quando chi compra è un consumatore e chi vende è un professionista. Fra due aziende le regole sono diverse.

Due anni, e il primo vale doppio

La garanzia copre i difetti di conformità che si manifestano entro due anni dalla consegna: non solo il guasto, ma anche il prodotto diverso da come è stato descritto o privo delle qualità che ci si aspetta da un articolo di quel tipo.

Nel primo anno la posizione di chi compra è più comoda: se il difetto compare in quel periodo si presume che ci fosse già alla consegna, e tocca al venditore dimostrare il contrario. Dopo, l’onere si sposta su chi reclama. È la ragione per cui un problema intermittente conviene segnalarlo appena si vede, non quando diventa insopportabile.

Un dettaglio che fa ancora inciampare: l’obbligo di denunciare il difetto entro due mesi dalla scoperta è stato eliminato dalla riforma entrata in vigore nel 2022. Se hai in mente quel termine, è un ricordo di regole non più in vigore.

Che cosa puoi chiedere, e in che ordine

I rimedi hanno una gerarchia. Prima la riparazione o la sostituzione, a scelta tua fra le due, senza spese: né manodopera, né pezzi, né spedizione. Il venditore può opporsi alla tua scelta solo se quella che chiedi è impossibile o gli costa in modo sproporzionato rispetto all’altra.

Se la riparazione o la sostituzione non arrivano in tempi ragionevoli, non risolvono, o comportano notevoli inconvenienti, si passa al secondo gruppo: la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto, cioè la restituzione dei soldi. La risoluzione non si può chiedere se il difetto è di lieve entità.

La garanzia del produttore è un’altra cosa

La garanzia convenzionale — quella del marchio, spesso di uno o due anni, a volte estendibile a pagamento — si aggiunge alla garanzia legale, non la sostituisce e non la limita. Se il centro assistenza rifiuta, il diritto verso il negozio resta intatto.

Vale anche il contrario: una garanzia commerciale generosa non toglie nulla, ma non aggiunge granché nei primi due anni, perché quella tutela ce l’hai già.

Prodotti connessi, aggiornamenti e usato

Per i prodotti con elementi digitali — uno smartwatch, un televisore connesso, un elettrodomestico con la sua app — la conformità comprende anche gli aggiornamenti necessari a mantenerli funzionanti, per il periodo che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi. Un dispositivo che smette di funzionare perché il servizio a cui è legato viene spento non è automaticamente un caso chiuso.

Sull’usato la durata può essere ridotta per accordo fra le parti, ma non sotto un anno, e la riduzione deve essere pattuita in modo chiaro: non basta una riga nascosta nelle condizioni.

Come per il recesso, queste sono informazioni generali e non una consulenza. La cosa che aiuta di più in concreto è banale: fare la richiesta per iscritto, descrivere il difetto in una riga e conservare la prova d’acquisto — che può essere anche la conferma d’ordine via email, non necessariamente lo scontrino di carta.