Sconti veri e sconti finti: la regola dei 30 giorni

Un "‑50%" non dice nulla finché non si sa da quale prezzo si parte. È il punto debole di ogni saldo, ed è la ragione per cui esiste una regola precisa: chi annuncia una riduzione deve dichiarare il prezzo più basso praticato nei trenta giorni precedenti. Saperla leggere cambia il modo in cui si guarda una pagina di offerte.

Aggiornata il 31 agosto 2026

Che cosa impone la regola

Quando un negozio annuncia una riduzione di prezzo deve indicare anche il prezzo più basso che ha applicato a quel prodotto nei trenta giorni precedenti, e lo sconto va calcolato su quel valore, non su un prezzo di listino qualsiasi. La regola arriva da una direttiva europea ed è in vigore in Italia dal 2023.

Serve a togliere di mezzo il gioco più vecchio del commercio: alzare il prezzo qualche giorno prima dei saldi per poterlo poi "scontare" fino a dove era già. Con la regola quel rialzo diventa inutile, perché il riferimento resta il prezzo più basso del mese precedente.

Ci sono due deroghe ragionevoli: i prodotti che si deteriorano in fretta ne sono esclusi, e per un articolo in vendita da meno di trenta giorni si indica il periodo effettivo, più breve.

Come si legge in pagina

Sui siti fatti bene la riga c’è, in piccolo, sotto il prezzo: "prezzo più basso degli ultimi 30 giorni" seguito da un importo. Quello è il numero da confrontare con il prezzo di oggi. Se coincide con il prezzo scontato, lo sconto non è tale: è il prezzo abituale.

Il numero grande barrato accanto, invece, spesso non è un prezzo che qualcuno abbia mai pagato: può essere il prezzo consigliato dal produttore, un listino teorico o il prezzo di lancio. Non è vietato mostrarlo, ma è l’informazione meno utile della pagina.

Nelle riduzioni progressive — il classico "sconto extra sui saldi" — il riferimento resta il prezzo precedente all’inizio della campagna, non l’ultimo gradino: altrimenti ogni ribasso successivo apparirebbe più grande di quello che è.

Che cosa la regola non copre

Non riguarda i confronti con altri negozi ("altrove costa X"), né i prezzi personalizzati o riservati a un club, né le offerte a quantità limitata quando non sono presentate come riduzione. E non impedisce a un prodotto di essere semplicemente caro: la regola garantisce che lo sconto sia reale, non che il prezzo sia conveniente.

Resta poi il caso legittimo ma poco simpatico del rialzo anticipato: se il prezzo sale più di trenta giorni prima della campagna, il riferimento si adegua. Chi vuole difendersi da questo guarda uno storico prezzi più lungo, non i trenta giorni.

Come si verifica in due minuti

Il metodo pratico è più semplice di quanto sembri, e vale la pena usarlo solo sugli acquisti che pesano:

  • cerca la riga del prezzo più basso dei trenta giorni e confrontala con il prezzo di oggi: se manca su un prodotto dichiarato in sconto, è già un segnale;
  • controlla lo stesso prodotto su un altro negozio, con il codice del modello e non con il nome commerciale;
  • per gli acquisti importanti guarda uno storico dei prezzi degli ultimi mesi, non delle ultime settimane;
  • diffida della somma di sconti presentata come unica percentuale: due riduzioni del 20% non fanno il 40%, ne fanno il 36%.

Che cosa c’entra un sito di coupon

Un codice sconto agisce sul prezzo che il negozio espone, e non può correggerne uno gonfiato. Se il prezzo di partenza è alto, un codice del 10% lo rende soltanto meno alto: la sequenza corretta è prima verificare il prezzo, poi applicare il codice.

Per questo, nelle pagine di questo sito, gli sconti riportati sono quelli dichiarati dal negozio nella promozione e non nostre stime: se un negozio dichiara "fino al 70%", quel "fino a" è suo e resta tale.